Tanto clamore si è fatto all’indomani della pubblicazione da parte della Sogin dell’elenco delle aree idonee a ospitare depositi di rifiuti e scorie radioattive.
Si sono sprecati da più lati i richiami alle proteste di Scanzano del 2003. Richiami a marcate tinte populiste, anche da parte di chi non ha mai basato le sue politiche sull’ambientalismo o che addirittura guarda con favore ai sistemi di produzione estrattivisti che poco hanno da condividere con i temi di giustizia sociale ed ambientale.
Noi, pur riconoscendo il valore della deliberazione che il consiglio comunale si appresta a votare, ci sentiamo in dovere di fare alcuni distinguo, per sfuggire alla facile tentazione di fare populismo.
L’elenco dei siti reso pubblico in data 5 gennaio riguarda molto da lontano la nostra regione e il nostro territorio. Infatti i siti individuati in Basilicata non rientrano tra le prime scelte della Sogin, indicati dalla stessa come aventi condizioni meno favorevoli rispetto agli altri.
Questo soprattutto a causa del livello di sismicità del nostro territorio.
Possiamo affermare con una certa sicurezza che, se verranno rispettati i criteri tecnici fin qui enunciati, la regione Basilicata ed il territorio di Potenza in particolare, non vedranno mai la presenza di depositi di questo tipo. Il che non significa abbassare la guardia, ma attrezzarsi per poter difendere sul piano tecnico e scientifico la inadeguatezza della Basilicata ad ospitare il Deposito Unico e meglio sorvegliare quello che sarà il destino del sito TRISAIA di Rotondella.
Non ci accodiamo invece alla levata di scudi generalizzata che vi è stata, buona più per carpire il favore dei cittadini che per determinare delle scelte difendibili.
Levata di scudi figlia anche della famosa sindrome di Nimby, riassumibile nel motto “non nel mio giardino” ed inconciliabile con la cultura ambientalista, per cui il problema non è il rifiuto e il ciclo vitale, ma è dove stoccarlo. Per cui il problema non è evitare che chiunque subisca le conseguenze di eventuali situazioni di rischio, ma che accetta le stesse purché non coinvolgano me. Un po’ come riproporre una guerra tra poveri. Quella sì, vista lo scarso peso politico della nostra Regione negli equilibri nazionali, potrebbe esporci a una decisione avversa di matrice tutta politica piuttosto che tecnica.
Noi siamo sicuramente più appassionati alla prima questione.
Ed è proprio questa diversa visione che ci porta ad essere molto più preoccupati, in questo momento, per i dati allarmanti dell’azione estrattiva petrolifera che imperversa sul nostro territorio e che le non-decisioni del Governo sul PITESAI rischiano di allargare sul 60% del territorio regionale e sul 100% del territorio comunale di Potenza.
Su questo tema l’intero Consiglio Comunale (con l’impegno personale del Sindaco ad opporsi) si è già espresso. Ma anche su questo è urgente aprire un dibattito tra le forze politiche perché si acceleri la transizione energetica che l’Europa ci chiede, per all’abbandono del fossile e degli idrocarburi, una volta per sempre. È su questo tema che ci aspetteremo la levata ambientalista delle forze politiche locali, che oggi come in passato continuano a fare accordi con le multinazionali del petrolio ipotecando il futuro stesso della Basilicata per i prossimi 30 anni.
Fatte queste doverose precisazioni La Basilicata Possibile voterà favorevolmente questa delibera rendendosi disponibile a partecipare ad ogni tavolo rivolto a supportare le Istituzioni locali nella formulazione dei pareri (richiesti entro i prossimi 2 mesi) tesi a rafforzare la totale inidoneità dei siti lucani all’insediamento del Deposito Unico Nazionale (e annesse infrastrutture).
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